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    La prevenzione

    La cultura sanitaria del sodalizio, di fronte ad una pandemia in crescita esponenziale quale quella cardiocircolatoria, si evolve a misura dell’elevarsi delle esperienze maturate dal gruppo dirigente, sempre più capace di confrontarsi (sapendo ascoltare!) con i reali bisogni del cittadino utente. Tale gruppo diventa sempre più persuaso che la cardiologia riparativa, per quanto evoluta, non sia bastevole a drenare il flagello. L’evidenza deriva dalla constatazione che le percentuali negative, in termini di “morti, feriti e danni”, non decrescono in modo significativo, malgrado un “non dimenticato” impegno assunto, in tempi ormai datati, dal competente ministero della salute. Anzi aumenta in modo esponenziale il numero dei ”malandi”, cioè di coloro che per consuetudini di vita non adeguate (fumo, cibo, stress, sedentarietà ecc.) oppure per concomitanza con altre patologie (diabete, ipertensione arteriosa, ecc.) o per famigliarità entrano nel novero dei soggetti a rischio, sovente senza averne neanche la benchè minima percezione. Evidentemente la cardiologia riparativa (o curativa), quella che attende in reparto la persona colpita da evento (quanto dire a malato già confezionato), sicuramente molto avanzata nelle conoscenze degli operatori, commendevole nello spirito di sacrificio degli addetti, nell’ammodernamento delle strutture, degli strumenti e delle metodiche, oltre che nella evoluzione della farmaceutica, non riesce a porre un freno ed a ridurre il fenomeno, in modo proporzionale alle complessive risorse investite, a Modena come nel resto del Paese. Il fenomeno nasce, si evolve e colpisce nel territorio, non sufficientemente presidiato: è sul territorio che diventa indispensabile organizzarsi per prevenire il flagello.